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martedì 23 luglio 2013

I papaveri


Papavero in cucina





Del centinaio di specie comprese nel genere Papaver una decina si trovano nel nostro paese. Il termine sembra che derivi dal celtico, in quanto i semi venivano messi nella pappa dei bambini per farli dormire. Si pensa che il papavero sia originario di una zona dell’altipiano asiatico che sta tra il Pamir e l’Iran, dove in epoche antichissime il frumento si differenziò, prima spontaneamente poi con l’aiuto dell’uomo. 
Proprio la diffusione del frumento portò con se il papavero, definito pianta ‘sinantropica’, cioè che segue l’uomo nei suoi spostamenti, perchè non si diffonderebbe senza i lavori agricoli che riportano alla luce i semi sprofondati nel terreno. 
Presso i Romani il papavero era talmente legato alle pratiche di Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura, che la dea era raffigurata con spighe e papaveri tra i capelli e le braccia.
Il papavero fiorisce da marzo a luglio, e vive sino a duemila metri di altezza. Cresce rigoglioso nelle regioni più fredde, soprattutto nelle zone montane, in cui si ottengono piante con un maggiore contenuto di olio rispetto a quelle coltivate in luoghi più temperati. I campi di papavero si impiantano preferibilmente in posti soleggiati e al riparo dal vento. Per evitare che gli steli si spezzino, si tirano delle corde tra le piante. Durante la fioritura e la maturazione dei semi il papavero necessita di tanto sole e calore. Tra i papaveri coltivati in Italia, ne ricordiamo due tipi che con la maturazione si differenziano:
- il primo sparge i suoi semi attraverso i forellini della capsula e, dal punto di vista evolutivo, è più antico;
- il secondo mantiene la capsula chiusa, caratteristica presente nella maggior parte delle varietà coltivate oggi, perché sin dall’antichità i contadini l'hanno preferito per le alte rese di raccolta.
Nell’alimentazione vengono usati i semi, non solo per l’olio che offrono, ma anche come condimento su pani e dolci. Le proprietà della pianta sono concentrate sia nelle foglie che nei petali, hanno effetto emolliente, sudorifero, sedativo e leggermente ipnotico. 
Le rosette basali entrano in alcune ricette della cucina dell’oltre Pò pavese, dove vengono usate in frittate, minestre, torte salate e frittelle. I semi sono utilizzati su dolci e pasticceria varia. 
Nella medicina popolare si utilizzano i fiori per tisane sedative o per infusi contro le irritazioni. 

Papavero
Ricotta arlecchinoIn una ciotola mescolare 600 grammi di ricotta freschissima con 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, un pizzico di sale e uno di pepe bianco macinato al momento. Unire uno scalogno o un piccolo cipollotto (oppure 3 steli di erba cipollina) finemente tritato. Dividere la ricotta in 4 parti uguali. Ad una di queste porzioni aggiungere una manciata di fiori di borragine tritati grossolanamente. Procedere allo stesso modo con la seconda porzione di ricotta, ma utilizzando i petali di papavero; gerani rosa per la terza porzione e viole del pensiero gialle per la quarta. Si avranno così 4 creme di colore diverso da servire dentro a 4 coppette individuali rivestite con foglie di lattughino. Decorare ogni ciotola con i rispettivi fiori.

Insalata di campo
Pulire con la solita cura 100 grammi di lattughino fresco, 100 grammi di cicoria mista a valeriana, un mazzetto di rucola, un pugno di foglie di cerfoglio, una manciata di crescione. Lavare in abbondante acqua e far asciugare. Mettere tutto in una capace insalatiera. Aggiungere un piccolo, freschissimo, zucchino e una carota tagliata a julienne. Unire 3 cucchiaiate di chicchi di mais in scatola e una piccola mela renetta tagliata a fettine. Condire con olio, succo di limone (o aceto di mele), sale e peperoncino. Mescolare ben bene. Procurarsi due manciate di petali tra papaveri, fiordalisi, margherite di campo. Lavarli e metterli ad asciugare tra due panni, infine distribuirli sull'insalata al momento di servire.

Marmellata di papaveri
Mettere al fuoco quattro mele renette dopo averle lavate con cura e tagliate a pezzi ma senza sbucciarle o privarle del torsolo, insieme a un bicchiere d'acqua. Farle cuocere per circa 20 minuti poi passarle al passaverdure. Preparare uno sciroppo denso mettendo su fuoco basso un chilo di zucchero e un bicchiere d'acqua. Quando comincia a bollire unire il puré di mele e il succo di un piccolo limone. Lasciar cuocere e intanto ridurre in pasta in un mortaio o nel frullatore 350 grammi di petali di papavero da unire subito alla marmellata. Mescolare bene e cuocere circa 20 minuti poi invasare a caldo. Tappare ermeticamente i barattoli.

Grappa rosso papavero
Procurarsi un bel mazzolino di papaveri nel pieno della fioritura. Staccarne tutti i petali e metterli in un grosso vaso di vetro a chiusura ermetica, aggiungere 300 grammi di lamponi maturi e sani e 200 grammi di fragole. Schiacciare la frutta con un cucchiaio di legno per farne uscire il succo e il profumo. Coprire con un litro di buona grappa e chiudere bene. Scuotere bene il vaso e poi riporlo in luogo buio per un mese almeno. Trascorso questo periodo filtrare con molta cura e aggiungere 3 cucchiai di zucchero. Imbottigliare, magari in una bella bottiglia di cristallo. Il liquore risultera' di un bel colore rosso che lo rendera' ancora più invitante.





Il significato delle più importanti varietà di Papavero


Papavero Bianco: consolazione, sonno, sventura.

Papavero Giallo: ricchezza, successo.

Papavero Rosa: serenità, vivacità.

Papavero Rosso: È il simbolo dell’oblio, del sonno dei sensi e del cuore. Già nell’antichità rappresentava il sonno. Non per caso Morfeo veniva raffigurato con un mazzo di papaveri  tra le braccia. Può simboleggiare anche orgoglio, piacere ed eccentricità.














Non è certo un caso che i papaveri rossi si ritrovino in tante e tante canzoni contro la guerra: tradizionalmente, nel mondo anglosassone, tali fiori sono dedicati alla memoria delle vittime sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale. Ad esempio, in Gran Bretagna, nell' "Armistice Day", tutti portano un papavero rosso all'occhiello. Ma la cosa sembra risalire a ben più indietro nel tempo: si narra che Gengis Khan, l'imperatore e condottiero mongolo che conquistò il più grande impero che la storia abbia mai visto, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti, ed anche per "segnare", con il colore di quei fiori, che là si era svolta una battaglia.
(Riccardo Venturi)


La guerra di Piero ha oramai oltre quarant'anni; e non solo ricantandola, ma semplicemente rileggendola, sorge spontanea una domanda: ma se questa canzone fosse stata scritta in una lingua di circolazione un po' più larga dell'italiano, dove sarebbe? Probabilmente nelle menti e nei cuori di tutto il mondo. 









E' bello guardare un campo di grano punteggiato dal rosso dei papaveri, induce a pensare all'estate che avanza. Ma purtroppo i papaveri, una volta raccolti, appassiscono nel giro di un attimo. Forse a causa della loro precoce decadenza e anche per le loro proprietà  allucinogene, i papaveri, nel linguaggio dei fiori, sono considerati i paladini dei sogni premonitori e anche delle sorprese. Il papavero è largamente diffuso in Italia, fiorisce in primavera da aprile fino a metà luglio, cresce spontaneamente nei campi e sui bordi di strade e ferrovie, per questo è considerata una pianta infestante. Petali e semi possiedono leggere proprietà sedative, infatti il papavero è parente stretto del papavero da oppio, da cui si estrae la morfina. Per queste sue caratteristiche si realizza un infuso (con 4 o 5 petali per tazza) che viene spesso somministrato ai bambini prima di andare a letto per indurre loro un sonno migliore. Ma va notato che il papavero è anche blandamente tossico, per questo motivo è importante non eccedere le dosi consigliate e non farne un uso prolungato. Oltre ai petali, che in infuso conferiscono alla tisana un profumo gradevole e un colore rossiccio, si utilizzano anche le capsule che hanno gli stessi effetti ma con una concentrazione maggiore. Il papavero è usato anche in cucina, infatti in Friuli il cespo di foglie che si sviluppa attorno alla radice all'inizio della primavera, quando la pianta è ancora poco sviluppata ed è lontana dalla fioritura, viene consumato lessato ed eventualmento saltato in pentola come verdura, nota con il nome di "confenòns" ed ha un sapore delicato e leggermente amaro. Anche nel Salento si consuma questa pianta nota come "paparina". I papaveri, nel mondo anglosassone, sono tradizionalmente dedicati alla memoria delle vittime sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale. Ad esempio, in Gran Bretagna, nel Remembrance Day, tutti portano un papavero rosso all'occhiello. Ma già in precedenza, si narra che Gengis Khan, l'imperatore e condottiero mongolo, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti con onore. A questo si ispirò il cantautore Fabrizio De André per i versi della sua notissima canzone "La guerra di Piero". Nell'arte poi, sono molti i pittori e i fotografi che hanno realizzato opere indimenticabili ritraento questo fiore dal colore così intenso. 




                                           Gustav Klimt "Campo di papaveri"




Osservando il bellissimo Campo di papaveri klimtiano non possono non venire in mente gli analoghi soggetti dipinti da Claude Monet trent’anni prima, e che indubbiamente il pittore viennese conosceva. Ma la morbida stesura, densa di valori atmosferici, delle opere del maestro impressionista si traduce in Klimt in un formicolante trattamento pittorico simile alla tecnica del mosaico, dove per mezzo di una struttura decorativa composta di forme piatte combinate tra loro si attua il distacco dalla pittura intesa come illusionismo spaziale.

Nei campi di papaveri di Monet le figure umane sono solo una parte della natura, non più vive di questa: Klimt, come in tutti i suoi paesaggi, le abolisce del tutto, evitando il sia pur minimo spunto aneddotico o narrativo, e consacrandosi alla celebrazione di una natura lussureggiante e bastante a se stessa nel suo decorativo disordine organico.

Come in altri paesaggi klimtiani degli stessi anni, la linea dell’orizzonte è posta molto in alto e ciò che viene inquadrato è una porzione "qualunque" di terra, con il suo inesausto e anonimo pulsare vitale: vero protagonista è il "corpo" vibrante della Natura, sensuale come quello di una bella donna. 

Già lo notava nel 1909 lo scrittore Peter Altenberg, entusiasta ammiratore di Klimt (nonché di Hoffmann): "Sei un vero, sincero amico della natura? Allora bevi con gli occhi in questi paesaggi: giardini di campagna, boschi di betulle, rose, girasoli, papaveri! Il paesaggio è trattato come se fosse una donna: è innalzato all’acme del suo romanticismo, trova la propria essenza, viene trasfigurato e reso visibile agli occhi senza gioia degli scettici! Gustav Klimt, uno strano miscuglio di forza primitiva e romanticismo storico. Tuo sia il trofeo!"







Vincent van Gogh - Campo di papaveri, Auvers-sur-Oise






                                                 “Campo di papaveri a Vetheuil” di Monet 



Artisti vari................................













Fiaba - La Nascita del Papavero












































































Racconto di Marco Giussani







                                                                       Creatività


Una versione "Vintage " dei papaveri........reinterpretata da me


















Milva Rizzo.....Tavolozza con papaveri.......... splendida

Ciao a tutte/i, sono Milva Rizzo e sono una Creativa, sin da piccola mi diletto con il disegno e la pittura, amo tutte le forme creative e tutto ciò che è arte.
Nel 1996 con la scoperta della pasta di sale, materiale povero e deteriorabile ma dalle molteplici potenzialità, mi si è aperto un mondo a me sconosciuto e meraviglioso..ossia il modellato, da allora ho passato tutti gli anni a venire a perfezionarmi in questa tecnica e a conoscere nuovi materiali modellabili.
Ultimamente le paste polimeriche sono la mia più grande passione, soprattutto il fimo ed il kato polyclay … tassativamente “bianco” da poter poi… una volta cotto… dipingere ad olio.
Collaboro con diverse riviste del settore e con il portale “Creare insieme“.
Potete contattarmi sulla pagina fb “Milva Rizzo” oppure sulla mia posta elettronica milvarizzo@yahoo.it







Fotografia







Idee







Bluegirls

                                                               
                                           Roady YSL


                                                             






 

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